mercoledì, 30 aprile 2008

Dopo questi mesi di promesse, speriamo non da marinai, dell'ultima campagna elettorale, dopo gli spot finalizzati al consenso, dopo che dalle urne sono emersi consenso o dissenso, il susseguirsi di fatti inaccettabili per una nazione cosiddetta civile, l'amara realtà ci riporta con i piedi per terra e ci mostra ancora una volta violenza all'ennesima potenza sulle donne e sui bambini indifesi.

Abbiamo speso fiumi di parole e in Italia ancora non è cambiato nulla. Abbiamo collezionato fenomeni delinquenziali senza che le Istituzioni li abbiano fronteggiati a dovere. Un Paese che ha detto a chiare lettere di volere la sicurezza, merita che la classe politica, tutta la classe politica, faccia barriera e inizi davvero a ragionare a larghe intese per porre soluzione alla gravita e all'urgenza del problema. Certezza della pena e celerità dei giudizi sono il minimo che si deve fare, poi rispetto delle regole e rispetto del lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, che vedono altrimenti invalidato il loro lavoro sono il naturale e indispensabile compendio. È troppo sperare che anche i nostri istituti di pena non funzionino solo come alberghi a 5 stelle per tanti delinquenti che, nel nostro sistema di detenzione vedono, all'occorrenza, solo un comodo e ben sopportabile soggiorno che non funziona certo da deterrente per loro, ma tanto pesa sulle tasche dei cittadini?

È troppo sperare che un giorno non sentiremo più dire: «La polizia li prende ma il giorno dopo sono già fuori...»?

È troppo sperare che il capo del carroccio smetta di blaterare contro Roma ladrona e contro la gente del sud, e gli stranieri.

È troppo sperare che i sindaci leghisti del Nord Italia la smettano di applicare ordinanze assurde tipo non celebrare matrimoni misti, sostenendo di sentirsi più vicini ai timori delle persone comuni. Come se questo fosse l’unico rimedio all'illegalità.

La gente è esasperata dall'esponenziale crescita della criminalità, ma come si combatte il problema?

Probabilmente non chiudendoci dentro al guscio dei nostri confini, etichettando come pericoloso tutto quello che viene da lontano o che è culturalmente diverso da noi. La politica ha il compito di delineare come intervenire sui temi della sicurezza, le autorità hanno il compito di proteggere i cittadini, tutti i cittadini, e far rispettare le leggi; i cittadini hanno il compito di denunciare laddove necessario tutto ciò che non funziona.

Allora va bene la lotta all'abusivismo, va bene imporre espulsioni nei confronti di soggetti o comunità pericolose per il bene comune, va bene far rispettare nei minimi dettagli senza possibilità di sgarro la legge. Ma va bene anche dove c'è uno spiraglio di integrazione tendere una mano, fare delle scelte diverse.

È troppo sperare che il pienone delle carceri non sia più un motivo valido per concedere condoni e per creare il pienone delinquenziale fuori dalle mura?

Cari politici, svestite gli abiti da marinai e fatevi paladini dei problemi reali della gente che vi ha eletti, e fateci tornare a camminare in tranquillità per le vie delle nostre città.

Cari politici, spogliatevi dei diversi, colorati vestiti della competizione e non fate più orecchie da mercanti, voi sapete bene che ci saranno nuove elezioni e gli italiani non sono degli imbecilli e possono ancora una volta capovolgere l’attuale situazione. Non pensate solo ai lauti stipendi, e alle agevolazioni che da oggi godrete, non pensate solo ad occupare le vellutate poltrone, ma tirate su il culo e lavorate per l’Italia, per questo vi abbiamo eletti e non certo per prenderlo ancora una volta nel di dietro… non siamo masochisti e la nostra pazienza è finitaaaaaaaaaaa.


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domenica, 20 aprile 2008

La Sardegna, ragione autonoma a statuto speciale è la terza regione italiana per superficie. Ha come capoluogo Cagliari e come province Nuoro, Oristano, Sassari. Le coste frastagliate, soprattutto al nord (Le baia di granito della Gallura nono quasi un' icona del mare sardo), verso sud, nella zona di Villassimius, si aprono in lunghe e ampie spiagge. Nonostante 1.800 km di coste, la Sardegna è un terra storicamente legata alla montagna: vanta rilievi ormai limati dal tempo ma di suggestiva bellezza, come quelli del massiccio granitico del Limbara a nord, dei Gennargentu nella zona centro orientale e i monti de! Sulcis - Iglesiente a sud. Le pianure più estese sono il Campidano alle spalle di Cagliari a Oristano e Sa Nurra, che si estende a nord-est di Alghero. In Sardegna, le superfici d'acqua degli stagni e dei laghi dipingono paesaggi molto suggestivi, dovuti anche alla straordinaria ricchezza dei loro ecosistemi. Molti degli stagni costieri sono classificati dalla Convenzione Internazionale di Ramsar siti naturali da proteggere. Nata geologicamente 600 milioni di anni fa e abitata fin dalla preistoria, la Sardegna è la terra più antica del territorio italiano. Dopo i Nuragici, che ricoprirono l'isola con le loro suggestive costruzioni (ancora oggi su tutto il territorio si contano ben 8.000 nuraghi!), e gli Shardana che regnarono incontrastati su tutto il Mediterraneo, la storia dell'isola ricorda un serie di lunghe dominazioni. Dagli aragonesi, agli spagnoli, fino ai piemontesi del Regno di Sardegna. Di questa serie di "invasioni", la Sardegna ha conservato traccia in molte tradizioni diverse tra loro. Nonostante ciò, questa è una terra che ha mantenuto una forte coscienza unitaria, un sostrato puramente sardo, tenacemente difeso come vessillo dell'identità di un popolo che ha anche una propria bandiera: un campo bianco con croce rossa e le teste di quattro mori, probabilmente i re saraceni sconfitti. Questa forte cultura regionale si manifesta nelle feste tradizionali, nella gastronomia, nell'artigianato, nella lingua, che pur con alcune differenze è un idioma comune per tutta l'isola. Il sardo, di origine latina, lingua con la quale spartisce ancora, quasi immutati, alcuni vocaboli, per i "continentali" è praticamente impossibile da capire, a parte i due vocaboli che sentirete pronunciare più spesso in un viaggio in Sardegna: Ajò, che significa letteralmente "andiamo", ma è quasi un intercalare, ed Eya che significa "sì". In ogni caso i sardi, pur tacciati di essere orgogliosi e testardi, raramente si ostineranno a parlarvi nella loro lingua. Anzi sull'isola vi sarà riservata un'accoglienza calda e genuina, soprattutto se programmate il vostro viaggio fuori stagione. Luglio e agosto infatti non sono i momenti migliori per sperimentare una tranquilla vacanza in Sardegna. In questi mesi, le zone più balistiche sono congestionate: spiagge affollatissime, alberghi, voli e navi sono prenotati da mesi, e su le strade della costa c'è un traffico intenso. Negli altri mesi dell'anno il panorama è alquanto diverso, isola registra una densità di popolazione tra le più basse in Italia (69 abitanti per km, mentre la Lombardia ne ha 376 e la Campania 426) e il turismo fuori stagione ancora non è molto sviluppato. Così, se viaggiate in Sardegna in primavera, oltre a godere dello splendida fioritura della macchia mediterranea, uno spettacolo indimenticabile, vi capiterà anche di percorrere strade desolate, o di arrivare in piccole baie dove regalarsi un tuffo in solitudine. A proposito di bagni, ricordate che la maggior parte delle spiagge non sono attrezzate e non hanno bagnini, quindi non arrischiati' un tuffo se le condizioni del mare non sono buone. Per gli sportivi le coste della Sardegna riservano emozioni uni-che. Chi ama il windsurf deve fare tappa a Porto Pollo, a ovest di Palau (SS), il tempio del vento; chi vuole scoprire fondali meravigliosi ha a disposizione una serie di immersioni impegnative), ma anche facendo snorkelling può ammirare una ricca fauna ittica. Infine, in un viaggio in Sardegna non mancate di leggere alcune delle "sue" pagine più belle: quelle di Canne al vento di Grazia Deledda o di Padre padrone di Cavino Ledda, del Giorno del giudizio di Salvatore Satta, de Il disertore di Giuseppe Dessi, di Passavamo sulla terra leggeri di Sergio Atzeni. Senza dimenticare i Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, uno dei più importanti intellettuali italiani, nato ad Ales, vicino a Oristano, nel 1891.

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domenica, 20 aprile 2008

 












 La caratteristica regata de is fassonis che si svolge nello stagno di Santa Giusta sembra affondare le sue radici in un lontano passato, sebbene sia stata riproposta solo negli anni ottanta. La regata de Is Fassonis che si svolge nello stagno di Santa Giusta ha grande fascino per l'aspetto evocativo di ritualità, tradizioni e di vita vissuta da parte di uomini che, con i pochi mezzi a disposizione, sfidavano gli elementi per poter sostenere se stessi e le proprie famiglie.

Is fassonis sono antichissime imbarcazioni di origine preistorica realizzate intrecciando un tipo di giunco acquatico, (“su feu” è una pianta che rischia l'estinzione), che cresce negli stagni dell’oristanese, che vengono impiegate dai pescatori della regione di Arborea e da quelli di Cabras, nella Penisola del Sinis: hanno una prua dalla punta molto pronunciata e la poppa mozzata, ma sono particolarmente adatte per navigare nelle acque basse e ricche di piante acquatiche. Is fassonis si guidano con una pertica da parte del barcaiolo ritto in piedi, anche nell'azione di pescare ed è utilizzato dai pescatori degli stagni dell’oristanese per svolgere le loro attività di pesca e spostarsi da una sponda all’altra. Esse sono molto simili peraltro alle "balse" peruviane altrettanto singolari imbarcazioni usate dagli indigeni che abitano sulle rive del lago Titicaca nell’America meridionale, e si possono altresì rapportare con altre antiche imbarcazioni, quali quelle egiziane di papiro, i battelli di Dicoa nel Golfo Persico ed altre ancora nei più grandi musei internazionali, tra cui quello sulle vecchie imbarcazioni presente in Danimarca.

La regata trae probabilmente le sue origini dall’antico rito della “perdonanza” che s’iniziò a celebrare nel 1170. Nel 1100 fu istituita la diocesi di Santa Giusta e nella basilica s’insediò la sede vescovile. Nello stesso periodo un’iniziativa della chiesa di Roma stabilì il perdono dei peccati per tutti coloro che si sarebbero confessati, comunicati e recati in pellegrinaggio alla basilica il lunedì di pasqua. Il pellegrinaggio, che era anche motivo per festeggiare adeguatamente la pasquetta, era affrontato dalla gente con ogni mezzo di trasporto, ma i pescatori si recavano alla basilica con i mezzi a loro più congeniali, economici e veloci, le barche di giunco: is fassonis. Più avanti fu inoltre organizzata, da frate Antonio da Nuraxinigheddu, la "perdonanza dei pescatori", che mirava a riportare sulla retta via un’intera categoria di uomini, considerati allora dei poco di buono. Questa dunque l’origine della tradizionale regata de is fassonis. Oltre all'avvincente competizione che richiama migliaia di spettatori ogni anno, assai gradevoli sono anche le manifestazioni di contorno, di carattere folcloristico ed enogastronomico. In particolar modo, è possibile degustare i genuini prodotti della zona degli stagni, come le anguille ed in genere pesci alla griglia o la corposa vernaccia locale.

Sono pochissimi ormai gli artigiani che custodiscono la tradizione della costruzione dei "fassonis", ma si sta cercando di tramandarla ai giovani con interventi mirati da parte delle istituzioni locali. La magia della regata di agosto e l'entusiasmo della gente che si raduna attorno allo stagno di Santa Giusta, confermano l'importanza di non disperdere questo patrimonio culturale.

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