domenica, 30 novembre 2008


Reporter sens frontière (Rsf) ha pubblicato la prima classifica mondiale della libertà di stampa e non sono mancate le sorprese. L'Italia si piazza al quarantesimo posto, superata da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia. La maglia nera dei peggiori del gruppo spetta a tre nazioni asiatiche: Corea del Nord, Cina e Myanmar. In fondo alla classifica figurano anche la maggior parte dei paesi arabi, a partire da Libia, Tunisia e Iraq, dove è semplicemente impensabile che un giornale o una testata radiotelevisiva possa criticare il capo dello Stato o l'operato del governo. R.s.f. assegna invece buoni voti ad alcune realtà africane come Benin, Sudafrica, Mali, Namibia e Senegal, tutte collocate nelle prime cinquanta posizioni e in condizione di vantare una reale libertà di stampa.


Ma se si parla di Libertà in rete” l’Italia scivola oltre il 1000° posto, dopo i paesi arabi tanto criticati, e i paesi del terzo mondo. Nel nostro Paese, infatti, sono giorni bui per l'informazione online. Noi blogger viviamo in clandestinità e la spada di Damocle è li che ci segue non ci lascia stare pendente, in bilico sulle nostre povere testa che da un momento all'altro puoi veder crollare tutto a causa di una legislazione oscurantista, la spada di Damocle può improvvisamente colpirci senza pietà, da un momento all'altro e non ci lascia scampo, ci ritroviamo con il blog oscurato e inconsapevolmente indagati per stampa clandestina, come Carlo Ruta, storico e filosofo siciliano che da anni si occupa, online e offline, di storie ed inchieste di mafia, che si è visto notificare una sentenza con la quale il Tribunale di Modica gli ha contestato il reato di stampa clandestina previsto dall'art. 16 della vecchia - ma sempre vigente - Legge sulla Stampa, la n. 47 dell'8 febbraio 1948, per aver proceduto alla pubblicazione del suo blog senza la prescritta registrazione della testata presso il registro della Stampa.


Le decisioni dei giudici non si commentano se non dopo averle lette integralmente e non avendolo fatto mi limito a far osservare quanto diverso un blog sia da un quotidiano o da una testata giornalistica televisiva.


Ma storie come questa devono farci riflettere. Il nostro non è il blog di Beppe Grillo, né quello di Antonio Dipietro, né quello di Marco Travaglio, ma nel tempo libero attraverso il nostro blog osserviamo, commentiamo, e talvolta critichiamo e dobbiamo essere liberi di pensare e liberi di bloggare! Per questo chiediamo il ritiro immediato del ddl Levi, modifica della legge n° 62 del 2001 in modo che Internet non rientri nelle leggi sull'editoria.




La nostra è l’eterna lotta

“Davide contro Golia”

ma uniti possiamo vincere.

 




 

postato da: Shardana51 alle ore 20:59 | Permalink | commenti
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sabato, 29 novembre 2008

Contenere la spesa pubblica è uno egli obiettivi del ministro dell'Economia Tremonti: ridurre le auto blu, tagliare i dirigenti inutili, risparmiare su riscaldamento e carta, distribuire con parsimonia i telefonini. Tutto giusto, anzi, giustissimo. Attenzione però i tagli alla spesa pubblica per essere veramente equi debbono interessare anche la politica. Le norme nell'ultima Finanziaria che permettono il mantenimento del doppio stipendio a parlamentari membri del governo, e il rimborso elettorale sino al 2011 anche per le forze politiche non più presenti in Parlamento non sono un buon esempio di parsimoniosa gestione dei soldi pubblici. Lo scherzetto costerà agli italiani circa 300 milioni di euro. A cui vanno aggiunti circa 8 miliardi di euro di costi totali per mantenere il sistema politico da Roma alle provincie. Troppi, veramente troppi!


postato da: Shardana51 alle ore 17:10 | Permalink | commenti
categoria:politica, societĂ 
giovedì, 27 novembre 2008

Con preghiera di diffusione: fai circolare il seguente messaggio tramite email, il tuo sito, i social network, i social news ed in qualunque altro modo tu lo ritenga possibile!




 








La rete italiana è in lutto in difesa della libertà di espressione. Secondo la legge N° 62 del 7/3/2001 siamo tutti in situazione di illegalità e di clandestinità. Tutti noi come Carlo Ruta possiamo essere condannati per stampa clandestina ed il nostro sito/blog può essere oscurato. Aiutaci a sconfiggere la censura che ci opprime!

Ci rivolgiamo a te che hai un blog, un sito, un forum in Italia e, ci rivolgiamo agli internauti di tutto il mondo perchè ognuno faccia la sua parte e diffonda questo messaggio per difendere la neutralità e libertà di Internet. Chiediamo al Parlamento italiano il ritiro immediato del ddl Levi e chiediamo che, senza formule suscettibili di interpretazione,
tutti i mezzi internet usati per esprimere e diffondere informazioni ed opinioni, se utilizzati in forma amatoriale, siano sottratti alla legislazione sull’editoria, indipendentemente dalla loro capacità di produrre profitti. iuseppe Giulietti nel 2001, come relatore della Legge N° 62 dichiarò che: “La legge sull’editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso.”

A distanza di sette anni ed a causa di quella legge, uno di noi, Carlo Ruta è stato condannato per stampa clandestina ed il suo sito è stato oscurato. Le rassicurazioni di allora sono dunque state inutili come lo saranno quelle di oggi e di domani.

Tu che ci stai leggendo, tu che sei uno di noi, non rimanere inerte! Domani potrebbe capitare anche a te! Fai sentire la tua voce e
lotta insieme a noi per continuare ad esprimere i tuoi pensieri. A questo link troverai tutte le informazioni per fare anche tu la tua parte. Fai sentire a tutti il tuo grido di libertà!


No alla clandestinità, vogliamo la libertà.




UESTO E' IL CALENDARIO DELLE INIZIATIVE CHE STIAMO ORGANIZZANDO PER UNA SETTIMANA DI MOBILITAZIONE STRAORDINARIA

Contro il DDL 1269 di Ricardo Franco Levi, che ancora giace, SENZA MODIFICHE, nei cassetti della Commissione Cultura VII

*** 2 Dicembre ***

- invio di lettera ai singoli onorevoli della VII commissione cultura (ELETTORI DI CIRCOSCRIZIONE)

- invio di comunicato stampa ai media italiani e STRANIERI (RESPONSABILI GRUPPO)



*** 3 Dicembre ***

- invio di lettera al presidente VII commissione cultura Valentina Aprea e RICARDO FRANCO LEVI (TUTTI)



*** 4 Dicembre ***

CONTRO LA CLANDESTINITÀ' DI TUTTI I SITI E BLOG IN ITALIA

Avvio della più grande mobilitazione Internet con sciopero e lutto di blog e siti (tutti clandestini), social network strike ed un passaparola mondiale!







ISCRIVITI ALLA CAUSA
http://apps.facebook.com/causes/161427

Siamo disponibili ad aprire un sano confronto con tutti coloro che vogliono fare proposte su norme per l'editoria web. Per questo ci stiamo organizzando in un BarCamp: http://barcamp.org/NormaCamp



PUBBLICA IL NOSTRO BANNER E IL LINK SUL TUO SITO

Utilizza questo codice:

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postato da: Shardana51 alle ore 21:34 | Permalink | commenti
categoria:blog, blogger
giovedì, 27 novembre 2008
Di fatale c'è solo l'incuria politica.



Sabato è morto un ragazzino di soli 17 anni, schiacciato dal soffitto e da un grosso tubo di ghisa, venuto giù per il crollo del Liceo scientifico Charles Darwin a Rivoli, in provincia di Torino. Sempre sabato il ministro Gelmini ha avuto anche la faccia tosta di andare in quella scuola appena crollata, e dire: "E una tragedia incomprensibile".


Non è incomprensibile, è dovuto al fatto che i governi di tutti i colori, che si sono succeduti in questi anni, non hanno fatto altro che fare tagli alla scuola pubblica, e questo ha contribuito all'abbandono e alla fatiscenza delle strutture pubbliche. Il Ministro dell'Istruzione Gelmini afferma: "Abbiamo distribuito 300 milioni di euro nel 2008 proprio sulla sicurezza e con il sottosegretario alla presidenza Bertolaso abbiamo avviato un piano per mettere in sicurezza le 100 scuole meno sicure d'Italia". 300 milioni di euro per la sicurezza nelle scuole sono una miseria, quando un rapporto di Legam-biente dice che sono 10 mila le scuole, che dovrebbero essere sottoposte a urgenti in-terventi di manutenzione.



E intanto il Presidente del Consiglio Berlusconi dice: "E' stata una drammatica fatalità". Ci risiamo: cade un elicottero militare e la causa è una tragica fatalità, salvo scoprire che la manutenzione del parco velivoli ultimamente è stata decisamente trascurata per mancanza di fondi. Crolla la controsoffittatura di una scuola, ci scappa il morto e alcuni feriti gravi e si parla nuovamente di tragica fatalità nonostante il patrimonio edilizio scolastico sia in condizioni pietose, al punto che, se per essi valessero le stesse regole che si applicano ai locali pubblici, la maggior parte delle scuole sarebbe costretta alla chiusura e, in caso di incidente come quello accaduto a Rivoli, scatterebbe l'accusa di omicidio volontario, proprio come sono stati accusati in questi giorni i vertici della Thyssen Krupp.



Come se fosse una fatalità, che la porta sbatte all'improvviso per il forte vento che im-perversa da due giorni, e viene giù "mezza scuola". Quella scuola andava a pezzi come vanno a pezzi altre migliaia di scuole in tutta Italia. Ci doveva scappare il morto per ricordarcene? A sentire queste dichiarazioni non si può non provare rabbia. Ha detto bene il padre del povero Vito Scafidi: "Le scuole insicure vanno chiuse". E' una cosa assurda dover morire per andare a scuola. Non si può morire così, come è vergognoso dover morire per andare a lavorare.



La situazione del mondo della scuola é drammatica, costretto ad elemosinare per le spese correnti. Sappiamo che le norme di prevenzione esistono e qualora non siano rispettate prevedono la stessa pena per l'omissione di prevenzione sui cantieri di lavoro, con l'aggravante che sono volte a tutelare minori. Occorre che la Repubblica italiana dichiari guerra all'ignoranza. Che conseguentemente investa nell'edilizia scolastica quelle risorse straordinarie che consentano al Paese di raggiungere fini formativi adeguati alle sfide di oggi, cosa possibile in contesti qualificati e non certo negli ambienti deprivati che oggi sono il denominatore comune di tutte le scuole italiane. Non è solo nelle scuole che manca la sicurezza, ma anche nella stragrande maggioranza dei luoghi di lavoro. Da più parti ci viene detto: "Ci sono le leggi, bisogna farle rispettare". E' vero, bisogna farle rispettare, peccato che le Asl abbiano un personale ispettivo ridotto all'osso, 1.950 tecnici della prevenzione a fronte di 5 milioni di aziende da controllare.








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categoria:politica, societĂ 
martedì, 25 novembre 2008



Ogni anno in occasione della festa della donna, e in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, si fanno i soliti incontri, dibattiti si snocciolano i dati sulla violenza etc… Tutte cose belle e interessanti, peccato che queste manifestazioni in favore della donna siano, come al solito un fuoco di paglia. Subito dopo le manifestazioni tutto torna come prima, giornali e tv continueranno a dare le solite notizie sulle violenze e i maltrattamenti e le discriminazioni che le donne continuano a subire nonostante la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne, del 1993, ottenuta grazie alla forte pressione dei movimenti delle donne, che fornisce per la prima volta una definizione ampia della violenza contro le donne, definita come "qualunque atto di violenza sessista che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata.


Nonostante La Conferenza di Vienna sui diritti umani, la Conferenza di Pechino, e il dibattito della Commissione donne dell’ONU, della Commissione diritti umani, dell’Assemblea generale, ancora oggi aprendo un qualsiasi quotidiano, oltre alle solite notizie sulla politica nazionale e internazionale c’è sempre almeno una notizia che riguarda la violenza contro le donne. Fatti, i dovuti calcoli emerge che almeno il 70% delle donne vittime di omicidio sono uccise dal partner. La violenza domestica è in Europa la prima causa di morte per le donne dai 16 ai 44 anni. Si ipotizza che una donna italiana su sei abbia subito violenza (fisica o sessuale) da parte del partner o ex partner.


Nonostante questi dati a me pare che i nostri politici, i media e gli uomini in genere minimizzino o rimuovano costantemente questo fenomeno che in realtà è una limitazione della libertà per una buona parte dei cittadini di questo paese e pertanto un’assoluta priorità sociale e civile.

Dobbiamo riflettere con maggiore serietà e metterci in testa che la violenza sulle donne ci riguarda tutti, e in particolare noi uomini che nulla abbiamo a che fare con comportamenti violenti. Spetta proprio noi unirci alle donne nella lotta contro questa violenza che dilaga ogni giorno di più. Dobbiamo unirci alle donne senza il timore di essere giudicati dagli uomini che della violenza hanno fatto la loro religione.

Dobbiamo trovare il coraggio di schierarci, perché coloro che non forniscono un'adeguata protezione alle donne, sono conniventi con le violenze, coloro che le coprono o le accettano, coloro che permettono che si perpetuino senza ostacolarle si rendono colpevoli quanto i violenti.


Noi uomini continuiamo a vantarci sostenendo che abbiamo gli “attributi”, ma in realtà tacendo e non schierandoci apertamente dimostriamo di non averli affatto. Allora smettiamola di fare come le tre scimmiette, interveniamo seriamente per contrastare la violenza sulle donne, chiediamo ai politici di trovare finalmente il modo di riconoscerla, prevenirla, e punirla severamente.




 




Uomini non dimenticate mai che vostra madre è una donna e abbiate il coraggio di urlare:io sono con le donne.


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categoria:violenza donne
martedì, 25 novembre 2008

Trovo piuttosto ridicoli quegli anchorman televisivi che presentano con grande serietà e deferenza i "ministri ombra" invitati alle loro trasmissioni. Ancor più ridicole le "ombre" che rispondono con sorrisi di compiacimento agli applausi di rito. Questi signori che si presentano pubblicamente come "ministri" (sia pure ombra...) senza averne alcun titolo.


L'idea di istituire un governo ombra, Walter Veltroni l'ha avuta guardando alla Gran Bretagna, l'ha vista, gli è piaciuta, l'ha importata, e in seguito alla vittoria del PDL alle elezioni politiche dell'aprile 2008, il leader del PD Walter Veltroni, il 9 maggio lo ha presentato ricalcando lo schema di ripartizione delle competenze del governo Berlusconi IV, dando così vita al Governo ombra del Partito Democratico. A Veltroni succede spesso e quasi mai con successo, di scopiazzare dagli altri. Edmondo Berselli, un osservatore politico vicino al centrosinistra, ha mirabilmente riassunto questa caratteristica veltroniana in " I care, We can, They win ": una sola frase che mette insieme due slogan ( presi a prestito da don Milani, il primo, e da Barack Obama, il secondo) e il risultato lo abbiamo visto nell'ultima campagna elettorale.


Nel Regno Unito il governo ombra è una prassi consolidata dallo storico bipolarismo e ha anche un certo significato. Il governo ombra, in inglese shadow government, è l’istituzione politica costituita dal capo dell'opposizione, che la dirige, e da parlamentari dell'opposizione (i ministri ombra) incaricati di seguire da vicino, proprio come un'ombra, l'attività dei corrispondenti ministri del governo in carica. Quindi a ogni proposta del governo, l'opposizione fa un' operazione contrapposta dettagliando quel che avrebbe fatto, dove avrebbe trovato i quattrini e come li avrebbe spesi. Insomma svolge un'azione critica verso le decisioni del governo in carica, e proporre alternative.


In Italia è solo una pessima scimmiottatura. I ministri ombra nostrani si gonfiano, si atteggiano ma non fanno assolutamente nulla. Sarebbe comunque un'evoluzione positiva della cultura politica italiana se almeno facessero il loro lavoro, anziché limitarsi all'opposizione tutta italiana: fare della generica propaganda contro il governo di turno.


postato da: Shardana51 alle ore 16:46 | Permalink | commenti
categoria:politica
domenica, 23 novembre 2008


Da ciò che dicono gli esperti pare che la mafia fatturerebbe qualcosa come 130 miliardi di euro l'anno con un utile di 70 che ovviamente sfugge a qualsiasi tassazione. E un paradosso ma anche se nessuno si sogna di mandare l'agenzia delle entrate dai vari boss per notificare una cartella esattoriale o per contestare l'accertamento fiscale, invitarli al contraddittorio ed eventualmente obbligarli a presentare ricorso presso le commissioni tributarie come siamo costretti a fare noi quando bussa il fisco e ci richiede qualcosa. Nessuno lo fa da quelle parti, chi ci prova rischia di fare una brutta fine. Non c'è nulla da contestare, non c'è alcuna evasione perché la mafia fattura anche se lo fa a modo suo senza applicare le imposte dovute per legge. Sono milioni gli italiani che ogni giorno fatturano, applicano l'Iva e diligentemente la versano il mese successivo, a fine anno stilano un bilancio e sii quello che rappresenta il risultato utile ci pagano le imposte. Ci vorrebbe un minimo di rispetto per queste persone che si comportano secondo le regole, rispettando, anche a rischio di mettere in pericolo la propria salute mentale, una giungla di leggi e regolamenti come quella italiana nella quale districarsi diventa quasi impossibile. La prossima volta che si parla di evasione fiscale però facciamolo con un minimo di serietà. Troppo facile andare a beccare il singolo che ha evaso briciole mentre ogni anno l'equivalente di almeno cinque finanziarie sfugge a ogni controllo e a ogni tassazione. Pensate che meraviglia: in dieci anni grazie esclusivamente alla mafia potremmo annullare il debito pubblico, se solo le autorità preposte al controllo dell'evasione fossero capaci di farlo.

Io avrei obiettivi meno ambiziosi. Mi basterebbe che venisse drasticamente diminuita la parte di sommerso che sarebbe di circa 311 miliardi di euro l'anno pari a circa un terzo del Pil ufficiale, ma che nessuno sa esattamente a quanto ammonti. Insomma, in termini di imposte (dirette, indirette e contributive) sottratte all'erario si é sui 125-130 mld. L'economia sommersa sottrae al Fisco circa 200 mld l'anno; l'economia criminale circa 100 mld; l'evasione-elusione delle grandi imprese 7 mld e dei lavoratori autonomi e piccole imprese 4 mld. E mi basterebbe che le dichiarazioni dei lavoratori autonomi fossero ragionevolmente veritiere. Ma, per riuscirci, sarebbe necessario fare almeno tre cose, all'apparenza semplici:


1) disboscare quella giungla legislativa che caratterizza il sistema impositivo italiano;

2) arrivare ad aliquote sopportabili;

3) rendere possibile la deduzione delle tasse già pagate per beni e servizi.


In attesa di quel giorno, chi si comporta secondo le regole continui a farlo, altrimenti finiremmo per cadere nel baratro.


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

postato da: Shardana51 alle ore 23:33 | Permalink | commenti
categoria:politica
venerdì, 21 novembre 2008

Come avevo scritto in un precedente post la Rete è l’ultimo strumento d'informazione libero rimasto in Italia e la politica o meglio i politici lo sanno e dopo aver occupato giornali e televisioni non rinunciano facilmente a sferrare il loro attacco per occupare anche quest’ultimo lembo di libera informazione. Infatti, dopo che il diessino Ricardo Levi ha annunciato il ritiro del suo DdL n.1269, più che criticato da tutta la blogsfera (anche se in realtà è ancora li pronto per essere esaminato). Come d’incanto appare una nuova proposta di legge avente per oggetto: Modifiche all’articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, in materia di definizioni e disciplina del prodotto editoriale, che a detta del suo presentatore, il deputato Roberto Cassinelli del Partito Popolo delle Libertà, eliminerebbe gli obblighi di registrazione per blog, community e gruppi sociali on-line.


L’apparizione del deputato su Facebook ha innescato immediatamente un vivo e demo-cratico contradditorio tra vari blogger attraverso la bacheca del gruppo di Facebook Salva i Blog , l’ ultimo baluardo creato appositamente per difendere la nostra libertà di esistere liberi in Rete. Roberto Cassinelli sostiene che é una legge che applica l'art. 21 della Costituzione e libera blog, social network e community dai lacci e lacciuoli stabiliti dalla legge per i prodotti editoriali". Insomma per farla breve Roberto Cassinelli presenta così la sua proposta di legge, recante modifiche all'art. 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, che rischia di individuare come "prodotto editoriale" - sottoponendola alla relativa nor-mativa - anche la diffusione on-line di opinioni e di libera circolazione delle idee.


PROPOSTA DI LEGGE

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ART. 1.



1. Al comma 3 dell’articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, primo periodo, dopo le parole « Al prodotto editoriale » sono inserite le seguenti « realizzato su sup-porto cartaceo ».

2. Al comma 3 dell’articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, secondo periodo, dopo le parole « Il prodotto editoriale » sono inserite le seguenti « realizzato su suppor-to cartaceo ».



ART. 2.



1. Dopo il comma 3 dell’articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, è inserito il seguente comma 4: « 4. Il prodotto editoriale pubblicato sulla rete internet è sottoposto agli obblighi previsti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, se ha per scopo la pubblicazione o la diffusione di notizie di attualità, cro-naca, economia, costume o politica, e se sussiste almeno una delle seguenti fattispecie:

a) il gestore o gli autori delle pagine sono riconducibili a testate per le quali si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, o sono legati ad una di esse da vincoli professionali;

b) il gestore o gli autori delle pagine ne traggono profitto;

c) le pagine hanno titolo riconducibile a testate per le quali si applicano le di-sposizioni di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47;

d) l’intestazione delle pagine riporta diciture che le rendano analoghe o simili a prodotti editoriali sviluppati su supporto cartaceo per i quali si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, (“quotidiano”, “periodico”, “settimanale”, “mensile”, “rivista”, “giornale” ed altre di-citure che, nel linguaggio comune, abbiano simile significato;

e) il gestore o gli autori delle pagine sono iscritti nell’elenco dei giornalisti professionisti;

f) il gestore o gli autori delle pagine percepiscono compensi periodici o saltua-ri per la propria attività di gestione o redazione delle stesse;

g) il gestore o gli autori delle pagine vendono direttamente, o comunque per-cepiscono compensi correlati alla vendita di inserzioni pubblicitarie all’interno delle pagine medesime.


2. Dopo il comma 4 dell’articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, è inserito il se-guente comma 5: « 5. Sono in ogni caso esclusi dagli obblighi previsti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, i prodotti editoriali pubblicati sulla rete internet che abbiano quale scopo unico:

a) la pubblicazione o la diffusione di idee ed opinioni proprie e personali;

b) la pubblicazione o la diffusione, da parte dell’autore o gestore, di informazioni relative alla propria natura ed alla propria attività di società, associazione, circo-lo, fondazione o partito politico;

c) la pubblicizzazione, da parte dell’autore o gestore, della propria attività di istitu-zione, ente pubblico o persona che ricopra cariche in tale ambito;

d) la pubblicazione o la diffusione, da parte dell’autore o gestore, di informazioni autobiografiche, personali o che comunque riguardino la propria attività persona-le, professionale, politica o pubblica;

e) l’aggregazione, in forma automatica, di notizie ed informazioni contenute in altre pagine;

f) la creazione di momenti di discussione e dibattito su temi specifici;

g) l’aggregazione di utenti terzi in una comunità virtuale ». Com’era ovvio numerosi blogger si sono catapultati per esprimere esprimono i loro dubbi e le loro proposte.



Ma dalla lettura dei vari commendi non emerge una totale soddisfa-zione, ma anzi, grandi rischi a causa della nuova definizione di prodotto editoriale "pubblicato nella rete Internet" di cui all’art. 2. Tra i timorosi “Punto Informatico” e Beppe Grillo. Comunque, per quanto ne dicano gli ” esperti ” ne dicano anche quella di Cassi-nelli è una proposta di legge e quindi potrà essere modificata in corsa eliminando le possibili ambiguità.


A noi blogger amatoriali interessa che nella legge sia chiaramente indicato che i nostri blog non sono da equiparare agli altri prodotti editoriali e conseguentemente non devono essere sottoposti alla relativa normativa. Per adesso non ci resta altro da fare che vegliare e se è il caso continuare la lotta per evitare di essere imbavagliati dalla subdola politica.


continuate a seguire le iniziative su Facebook

vai al gruppo su FaceBook Contro il DDL anti-Blog presente alla Camera

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postato da: Shardana51 alle ore 23:29 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 20 novembre 2008








vai al gruppo su FaceBook Contro il DDL anti-Blog presente alla Camera








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Nella tarda serata di ieri mentre mi intrattenevo sul gruppo di facebook Salva i Blog  è intervenuto con un suo messaggio in bacheca Roberto Cassinelli, deputato del PDL, informandoci di avere presentato una proposta di Legge con la finalità di salvare i blog ed i siti internet dalla inclusione nel novero dei prodotti editoriali con conseguenti obblighi di registrazione presso il  Tribunale.



Il comunicato del deputato Cassinelli con l'indicazione dello spirito che anima la sua iniziativa è visibile integralmente nelle pagine del suo sito dedicate alle news ed accessibili da questo
link



Nella bacheca del gruppo di facebook è invece presente il link per scaricare e consultare il progetto "Salva Blog" in file pdf. Ovviamente a caldo la prima lettura del progetto di legge non consente di effettuare valutazioni puntuali ed esaustive ma ciò che è subito apparsa inequivocabile è la disponibilità di Cassinelli nel farsi promotore delle nostre istanze ascoltando le nostre critiche, i nostri suggerimenti e le eventuali obiezioni.



Io per prima ho avuto degli 
scambi col deputato sino a quando problemi del server non mi hanno indotta a desistere e cercare un contatto privato sul profilo di facebook, contatto al quale vi è stato un pronto riscontro.



Comunque vadano le cose, grande esempio di esercizio del proprio mandato all'insegna dell'ascolto e del contraddittorio e grande manifestazione di apertura verso Internet e le sue immense potenzialità.



Il progetto di legge, a quanto scritto dal deputato Cassinelli, è in una fase di cd. "prima lettura" sì da  poter essere soggetto a correttivi ed integrazioni direttamente dall'autore. Io gli ho dedicato una rapida e fugace lettura, mi riprometto di valutarlo attentamente prima di fare delle valutazioni complessive. Le prime valutazioni da me fatte a caldo  direttamente nei confronti di Roberto Cassinelli e da questi recepite, sembrano comunque condivise da
Punto Informatico che si sta attivando per contattare il promotore della legge ed effettuare un puntuale approfondimento del testo proposto. Fate altrettanto anche voi!



Quindi vi invito a
consultarlo ed approfittare di questa apertura al contraddittorio per manifestare direttamente al nostro interlocutore i vostri suggerimenti attraverso il gruppo di facebook dove presumibilmente Roberto Cassinelli non mancherà di tornare a leggere i nostri interventi.



Roberto Cassinelli si troverà a fronteggiare 20.000 blogger agguerriti o al contrario riuscirà a far convergere sulle sua proposta il nostro consenso?



Fonte redazione_blog



postato da: Shardana51 alle ore 14:41 | Permalink | commenti
categoria:blog
mercoledì, 19 novembre 2008


Il deputato del PD Ricardo Franco LEVI, già collaboratore di Romano Prodi, colui che ha presentato presenta per la seconda volta un DdL (Il testo si può leggere sul sito della Camera), che mira ad applicare ai blog una speciale forma di censura che consiste nel registrarsi presso l’istituendo Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC), a seguito della mobilitazione generale dei blogger di tutte le piattaforme, fa un passo indietro e rilascia la seguente dichiarazione:


Dichiarazione di Ricky Levi (Pd),

portavoce Governo ombra




"La rete come spazio di libertà e opportunità di sviluppo, come ineguagliabile strumento, sotto qualsiasi latitudine e regime, per il libero scambio di informazioni ed opinioni e come potente mezzo per la crescita economica, di singole imprese e dell’intera società. Queste sono le convinzioni con le quali ci siamo avvicinati al mondo di internet quando, col passato governo e nella passata legislatura, ci siamo messi al lavoro per avviare l’editoria italiana ad una riforma non più rinviabile nel tempo e tale da consentirle di rispondere in modo efficace alle sfide del nostro tempo. Sul progetto allora elaborato e che sto ora riproponendo al Parlamento, si stanno manifestando tra gli utenti di internet diffuse preoccupazioni. Si teme, in particolare, che vengano introdotte regole che limitino la semplicità dell’accesso alla rete e la libertà d’espressione che essa naturalmente permette. Si tratta di paure totalmente infondate. Ciononostante, penso che si possa serenamente convenire sull’utilità di un pausa di riflessione. Dal mondo (e penso ai passi avanti che sono stati fatti per il riconoscimento dei diritti d’autore sui brani musicali e sui libri scaricati da internet, ai tanti esempi di operatori che hanno cancellato dai loro siti notizie risultate errate o offensive, alle relazioni tra le maggiori imprese della rete e le autorità antitrust per contemperare i valori della libera iniziativa e dell’apertura dei mercati) ci arrivano, sempre più numerosi, i segnali di una rete che, senza perdere in libertà, trova le forme di una matura e condivisa responsabilità. Sono fiducioso che, a partire da questi segnali, sia possibile trovare un’intesa che consenta a tutti di trarre il meglio dalle opportunità offerte da internet. Per la vastissima consultazione e il grande lavoro di analisi e riflessione su cui è stato costruito, considero il progetto di legge che ho depositato alla Camera una base preziosa per un confronto nel Parlamento e con gli operatori che porti finalmente a varare una organica riforma dell’editoria. Per queste ragioni, prima che il progetto di legge venga offerto alla discussione parlamentare in un testo definitivo, cancellerò dal testo il breve capitolo su internet. Discuteremo insieme se e come riempire quel vuoto. "


Nonostante le dichiarazioni non c’è comunque da stare tranquilli perché la Rete è l’ultimo strumento d'informazione libero rimasto in Italia. La politica lo sa e non rinuncia a sferrare il suo attacco dopo aver occupato giornali e televisioni. In questo paese è stato già condannato per “stampa clandestina” un blogger singolo, un privato cittadino. Quindi possiamo immaginare l’effetto devastante che avrebbe sulla rete l’approvazione di questa legge staliniana.


Ma noi non ci fermeremo

postato da: Shardana51 alle ore 12:27 | Permalink | commenti
categoria:blog