giovedì, 11 dicembre 2008

Rimbocchiamoci le maniche. Questo concetto veniva usato dal capo famiglia con la dimostrazione pratica, per imporre a tutti i componenti un impegno superiore per sopperire alle intemperie del tempo che avevano decimato il raccolto. In conseguenza di ciò, occorreva ricercare del lavoro straordinario, per dare il minimo di stabilità alla famiglia. Spiegavano con parole povere e chiare, una particolare condizione, in modo che tutti, potessero capire che le ristrettezze erano un fenomeno naturale e che si potevano modificare con l'impegno di tutti.


Nella famiglia "politica" italiana, questo concetto è totalmente sconosciuto e ogni partito, ogni politico sventola la propria bandiera del diritto. Che consente di disertare l'impegno lavorativo e di studio. Occupando illegittimamente i luoghi che sono stati edificati da coloro che conoscevano l'arte di rimboccarsi le maniche. Ora gli si chiede soltanto il rispetto e la conservazione di questi luoghi che sono costati sudore e sangue ai nostri padri. Ma a loro non interessa conservare, a loro interessa il potere , la facile ricchezza e i privilegi. Sono tanto presi dagli interessi personali che non si accorgono nemmeno che la nazione è ormai allo sfacelo e che il suo popolo in nome del quale dovrebbero governare per il bene di tutti soffre e si dispera.


Destra e sinistra hanno perso la propria ideologia e gli uomini in questi anni hanno fatto a gara per salire sul carro del possibile vincitore, senza interessarsi dei programmi che avrebbero effettivamente dato benessere e sicurezza. Sono i politici più pagati d’Europa ma anche i meno onesti e i meno preparati. La loro massima aspirazione… occupare e far occupare da amici e parenti i posti strategici del paese per il proprio tornaconto. Spreco, solo spreco di tempo e risorse anziché rimboccarsi le maniche e dare il buon esempio.


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categoria:politica italiana, societĂ , politichese
martedì, 09 dicembre 2008

Il ministro Maroni ha espresso piena soddisfazione per l’approvazione definitiva - il 23 luglio scorso da parte del Senato - della legge sulla sicurezza, ma a causa della paura e dell’insicurezza nel nostro paese scoppia la febbre dell’arma, e ogni mese vengono presentate centinaia di richieste di porto d’ arma «per difesa personale». Molti chiedono l'arma poiché si sentono minacciati, ancorché vagamente, ma tanti la chiedono perché fa della pistola uno status symbol all'americana. La prefettura unico soggetto deputato a rilasciare il porto d'armi prima di farlo svolge gli opportuni accertamenti per capire, in buona sostanza, se ci sono elementi seri che giustifichino la necessità di vivere armati o se sia la mera pretesa di chi cerca una scorciatoia per cancellare le proprie ansie. Chiedere il porto di pistola é diventata la prima risposta che centinaia di italiani danno alla paura, considerata la strada più semplice (ma in realtà non è assolutamente così) per contenere la paura e l' insicurezza tanto generica quanto crescente. Ma il porto d'armi per difesa personale é a tutti gli effetti un'eccezione. Quindi non è assolutamente facile ottenerlo. Nemmeno una ragazza pedinata continuamente da un ex o da un mitomane, che ha subito molestie o aggressioni a sfondo sessuale, anche se vive in una situazione di costante apprensione e pericolo non otterrà un’arma per difesa personale. Per i suoi problemi dovrà ricorrere all'autorità giudiziaria. Anzi, è quella l'unica via percorribile. Anche se spesso le reiterate denunce (e il caso Delfino, il genovese che il IO agosto 2008 uccise a Sanremo la sua ex dopo mesi di telefonate e appostamenti ossessivi, lo dimostra) non sono servite a scongiurare pericoli. Anche chi è nel mirino di estorsori o usurai non ha alcuna possibilità. Anche in questo caso dovrà rivolgersi alle forze dell'ordine. Giustamente soltanto chi ha concrete possibilità d'essere vittima d'un reato predatorio avrà la possibilità di ottenere la tanto sospirata arma. E quindi portavalori, gioiellieri, e pochi altri. Comunque, le armi sono una soluzione estrema, la prevenzione si fa in altro modo e con l'aiuto delle forze di polizia.


Le armi sono un pericolo anche per chi le usa,

un proiettile vagante un pericolo per tutti.

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martedì, 09 dicembre 2008

Il ministro Maroni ha espresso piena soddisfazione per l’approvazione definitiva - il 23 luglio scorso da parte del Senato - della legge sulla sicurezza, ma a causa della paura e dell’insicurezza nel nostro paese scoppia la febbre dell’arma, e ogni mese vengono presentate centinaia di richieste di porto d’ arma «per difesa personale». Molti chiedono l'arma poiché si sentono minacciati, ancorché vagamente, ma tanti la chiedono perché fa della pistola uno status symbol all'americana. La prefettura unico soggetto deputato a rilasciare il porto d'armi prima di farlo svolge gli opportuni accertamenti per capire, in buona sostanza, se ci sono elementi seri che giustifichino la necessità di vivere armati o se sia la mera pretesa di chi cerca una scorciatoia per cancellare le proprie ansie. Chiedere il porto di pistola é diventata la prima risposta che centinaia di italiani danno alla paura, considerata la strada più semplice (ma in realtà non è assolutamente così) per contenere la paura e l' insicurezza tanto generica quanto crescente. Ma il porto d'armi per difesa personale é a tutti gli effetti un'eccezione. Quindi non è assolutamente facile ottenerlo. Nemmeno una ragazza pedinata continuamente da un ex o da un mitomane, che ha subito molestie o aggressioni a sfondo sessuale, anche se vive in una situazione di costante apprensione e pericolo non otterrà un’arma per difesa personale. Per i suoi problemi dovrà ricorrere all'autorità giudiziaria. Anzi, è quella l'unica via percorribile. Anche se spesso le reiterate denunce (e il caso Delfino, il genovese che il IO agosto 2008 uccise a Sanremo la sua ex dopo mesi di telefonate e appostamenti ossessivi, lo dimostra) non sono servite a scongiurare pericoli. Anche chi è nel mirino di estorsori o usurai non ha alcuna possibilità. Anche in questo caso dovrà rivolgersi alle forze dell'ordine. Giustamente soltanto chi ha concrete possibilità d'essere vittima d'un reato predatorio avrà la possibilità di ottenere la tanto sospirata arma. E quindi portavalori, gioiellieri, e pochi altri. Comunque, le armi sono una soluzione estrema, la prevenzione si fa in altro modo e con l'aiuto delle forze di polizia.


Le armi sono un pericolo anche per chi le usa,

un proiettile vagante un pericolo per tutti.

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sabato, 29 novembre 2008

Contenere la spesa pubblica è uno egli obiettivi del ministro dell'Economia Tremonti: ridurre le auto blu, tagliare i dirigenti inutili, risparmiare su riscaldamento e carta, distribuire con parsimonia i telefonini. Tutto giusto, anzi, giustissimo. Attenzione però i tagli alla spesa pubblica per essere veramente equi debbono interessare anche la politica. Le norme nell'ultima Finanziaria che permettono il mantenimento del doppio stipendio a parlamentari membri del governo, e il rimborso elettorale sino al 2011 anche per le forze politiche non più presenti in Parlamento non sono un buon esempio di parsimoniosa gestione dei soldi pubblici. Lo scherzetto costerà agli italiani circa 300 milioni di euro. A cui vanno aggiunti circa 8 miliardi di euro di costi totali per mantenere il sistema politico da Roma alle provincie. Troppi, veramente troppi!


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giovedì, 27 novembre 2008
Di fatale c'è solo l'incuria politica.



Sabato è morto un ragazzino di soli 17 anni, schiacciato dal soffitto e da un grosso tubo di ghisa, venuto giù per il crollo del Liceo scientifico Charles Darwin a Rivoli, in provincia di Torino. Sempre sabato il ministro Gelmini ha avuto anche la faccia tosta di andare in quella scuola appena crollata, e dire: "E una tragedia incomprensibile".


Non è incomprensibile, è dovuto al fatto che i governi di tutti i colori, che si sono succeduti in questi anni, non hanno fatto altro che fare tagli alla scuola pubblica, e questo ha contribuito all'abbandono e alla fatiscenza delle strutture pubbliche. Il Ministro dell'Istruzione Gelmini afferma: "Abbiamo distribuito 300 milioni di euro nel 2008 proprio sulla sicurezza e con il sottosegretario alla presidenza Bertolaso abbiamo avviato un piano per mettere in sicurezza le 100 scuole meno sicure d'Italia". 300 milioni di euro per la sicurezza nelle scuole sono una miseria, quando un rapporto di Legam-biente dice che sono 10 mila le scuole, che dovrebbero essere sottoposte a urgenti in-terventi di manutenzione.



E intanto il Presidente del Consiglio Berlusconi dice: "E' stata una drammatica fatalità". Ci risiamo: cade un elicottero militare e la causa è una tragica fatalità, salvo scoprire che la manutenzione del parco velivoli ultimamente è stata decisamente trascurata per mancanza di fondi. Crolla la controsoffittatura di una scuola, ci scappa il morto e alcuni feriti gravi e si parla nuovamente di tragica fatalità nonostante il patrimonio edilizio scolastico sia in condizioni pietose, al punto che, se per essi valessero le stesse regole che si applicano ai locali pubblici, la maggior parte delle scuole sarebbe costretta alla chiusura e, in caso di incidente come quello accaduto a Rivoli, scatterebbe l'accusa di omicidio volontario, proprio come sono stati accusati in questi giorni i vertici della Thyssen Krupp.



Come se fosse una fatalità, che la porta sbatte all'improvviso per il forte vento che im-perversa da due giorni, e viene giù "mezza scuola". Quella scuola andava a pezzi come vanno a pezzi altre migliaia di scuole in tutta Italia. Ci doveva scappare il morto per ricordarcene? A sentire queste dichiarazioni non si può non provare rabbia. Ha detto bene il padre del povero Vito Scafidi: "Le scuole insicure vanno chiuse". E' una cosa assurda dover morire per andare a scuola. Non si può morire così, come è vergognoso dover morire per andare a lavorare.



La situazione del mondo della scuola é drammatica, costretto ad elemosinare per le spese correnti. Sappiamo che le norme di prevenzione esistono e qualora non siano rispettate prevedono la stessa pena per l'omissione di prevenzione sui cantieri di lavoro, con l'aggravante che sono volte a tutelare minori. Occorre che la Repubblica italiana dichiari guerra all'ignoranza. Che conseguentemente investa nell'edilizia scolastica quelle risorse straordinarie che consentano al Paese di raggiungere fini formativi adeguati alle sfide di oggi, cosa possibile in contesti qualificati e non certo negli ambienti deprivati che oggi sono il denominatore comune di tutte le scuole italiane. Non è solo nelle scuole che manca la sicurezza, ma anche nella stragrande maggioranza dei luoghi di lavoro. Da più parti ci viene detto: "Ci sono le leggi, bisogna farle rispettare". E' vero, bisogna farle rispettare, peccato che le Asl abbiano un personale ispettivo ridotto all'osso, 1.950 tecnici della prevenzione a fronte di 5 milioni di aziende da controllare.








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categoria:politica, societĂ 
lunedì, 17 novembre 2008


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categoria:politica, societĂ 
mercoledì, 12 novembre 2008

Dal 31 ottobre per chi abbandona rifiuti ingombranti per strada c’è l’arresto, ma solo se si è in Campania. Per adesso sei persone sono state arrestate a Napoli in flagranza: avevano abbandonato illecitamente, su aree pubbliche, materiale di risulta proveniente da lavorazioni industriali ma anche mobili da cucina, bombole di gas, materiale ferroso e mattoni di scarto. Questa legge sembrerebbe illegittima, ma c'è chi come il gip Nico-la Miraglia la pensa in modo diverso tanto da aver rigettato come “manifestamente infondata” la prima eccezione di incostituzionalità sostenendo che: “La situazione di emergenza tipica della sola Campania in tema di rifiuti giustifica una regolamentazione diversa della materia rispetto ad altre regioni anche sul versante del trattamento penale”.


Io forse non sono abbastanza intelligente e acuto, ma proprio non riesco a capire perché chi butta rifiuti ingombranti speciali e/o pericolosi come i vecchi frigoriferi e lavatrici a mobili scassati) da Sessa Aurunca a Sapri, cioè in Campania, rischia il carcere, e chi lo fa da Ventimiglia a Luni, cioè in Liguria, non rischia questa punizione.


Eppure a me, in alcune curve della Via Aurelia, anche nei punti più "panoramici" del Tigullio capita spesso di vederne, eccome, di vecchi materassi e altri materiali "ingombranti". Che si voglia punire la maggior estrosità dei campani? Che la "munnezza napoletana" sia più pericolosa della "rumenta genovese"?






L'ambiente va protetto in tutta Italia, in Liguria come in Campania







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domenica, 09 novembre 2008



Ma chi sono i rifugiati? I rifugiati sono persone con un fondato timore di persecuzione sulla base della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinione politica. I rifugiati sono costretti a fuggire dai loro paesi a causa di guerre, conflitti civili, politici o per violazioni dei diritti umani. Insomma, persone che sono state sradicate nei rispettivi paesi. L'articolo 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani riconosce alle vittime di violazioni dei diritti umani di poter lasciare liberamente il loro paese e a cercare rifugio altrove.


Ma spesso i vari governi vedono i rifugiati solo come una minaccia o un onere, e non rispettano questo principio fondamentale e non fanno assolutamente nulla per proteggere i rifugiati. Anzi alcuni governi hanno sottoposto i rifugiati ad arresti arbitrari, negando loro quei diritti sociali ed economici chiudendo le frontiere. Nel peggiore dei casi, il più fondamentale principio della protezione dei rifugiati, sono stati violati, e i rifugiati sono stati rimpatriati con la forza in paesi in cui hanno dovuto affrontare la persecuzione.


Ogni anno cresce enormemente il numero di rifugiati in tutto il mondo dopo un rilevamento annuale è emerso che alla fine del 2007 ci sono stati 11,4 milioni di rifugiati e altri 26 milioni di sfollati a causa di conflitti o persecuzioni. Il rapporto annuale Global Trends 2007 afferma che nel 2007 il numero di rifugiati è salito a 67 milioni di persone. Di queste 16 milioni di loro sono persone che scappano da un conflitto o da persecuzioni politiche, il 15,15% in più rispetto al 2006, mentre gli altri 51 milioni sono ‘sfollati, anche interni al proprio paese. A determinare l’ incremento del numero di persone in fuga dalla propria terra hanno influito molto la situazione di Iraq e Afghanistan. Aumentato, del 6,5%, anche il numero degli “sfollati” a causa di violenze di vario genere: oltre 26 milioni nel 2007. Dopo la Colombia e l’Iraq, la nazioni col maggior numero di sfollati sono la Repubblica Democratica del Congo, l’Uganda e la Somalia.


In aumento anche le richieste si asilo: 647.200 nel 2007 sono state presentate singole domande di asilo o lo status di rifugiato ai governi. Negli ultimi decenni, le Nazioni Unite collaborate da varie agenzie hanno fatto parecchio per aiutare gli sfollati che fuggono da un conflitto, tuttavia, non è mai stata trovata una soluzione politica globale. Le agenzie Onu e le Ong che si occupano di rifugiati chiedono da anni che l’Europa si doti di una legge comune per la gestione e la tutela dei richiedenti asilo. Una richiesta rimasta inascoltata per lungo tempo, e che comincia ora un lungo percorso: la Commissione Europea ha presentato infatti un piano europeo per una politica sull'asilo.


Ma attualmente la responsabilità di garantire asilo politico ricade in modo sproporzionato sui paesi in via di sviluppo che, nonostante le loro risorse limitate, sostengono l’onere di ospitare un grande numero di rifugiati. Oggi sarebbero meno della metà, solo 32 milioni, i profughi che ricevono attualmente assistenza. Per questo è indispensabile una maggiore solidarietà internazionale per ripartire l’onere della protezione e soprattutto per affrontare cause e conseguenze dei flussi di migrazioni e di profughi, per poter garantire ai rifugiati la tutela che meritano per aiutarli a tornare un giorno a casa in sicurezza e dignità.


Ritenendo il diritto di asilo una questione di vita o di morte che non può essere pregiudicata da singoli interessi, oggi con i nostri post intendiamo dar voce a tutti i rifugiati. Chiediamo quindi di bloccare le violazioni dei diritti umani in tutti i paesi del mondo. Chiediamo una maggiore protezione per i rifugiati e gli sfollati e la fine degli abusi quando raggiungono una minima sicurezza. Chiediamo alle Nazioni Unite e ai governi di tutto il mondo di osservare i propri obblighi di proteggere i rifugiati e di rispettare i loro diritti - a prescindere da dove essi provengano o dal paese dove essi intendono rifugiarsi.

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categoria:societĂ 
domenica, 09 novembre 2008

Il ministro Maroni tempo fa dichiarò che l’Italia non è razzista e sono d’accordo con lui anche se oggi, nell'Italia governata dalla Lega, si verificano sempre più spesso casi di intolleranza. Ma la sua Lega è razzista e su questo non potrà mai controbattere. La prova che i leghisti sono razzisti emerge quotidianamente dalle proposte di legge presentate dai vari deputati e senatori.


Ultima strozzata in ordine di tempo, l’istituzione della "purezza etnica" e "padanizzazione" degli alpini in una proposta di legge firmata dal deputato del Carroccio, Davide Caparini, che ha l'obiettivo di «salvaguardare la natura "padana" delle penne nere, riconoscendo un bonus agli arruolati settentrionali». Infatti, nel provvedimento in discussione alla commissione Difesa della Camera, presieduta da Edmondo Cirielli, la Lega propone di pagare di più gli alpini del Nord rispetto a quelli del Sud: 500 euro di "premio" in busta paga per avere avuto il merito di essere stati partoriti sopra la linea gotica. I nuovi arruolati provenienti dalle regioni settentrionali, inoltre, potranno svolgere servizio «in siti prossimi» al loro comune di residenza. Non solo, a decidere «sui requisiti psicoattitudinali dei giovani aspiranti» sarà una commissione del Nord, cioè composta da personale residente nel settentrione d'Italia. Perché anche gli esaminatori del Nord? Per «ovviare alle sempre più frequenti discriminazioni compiute proprio ai danni degli aspiranti volontari» di regioni settentrionali, in favore dei meridionali, spiegano gli esponenti del Carroccio.


Questa malsana idea, palesemente discriminatoria nei confronti dei giovani del Sud sembra ispirata dal libro "Mein Kampf", perché come nella teoria di Hitler, nella teoria della Lega sta l'idea della razza cosiddetta "ariana" o "nordica", cioè la razza più forte, la più creativa e valorosa, a cui spetta il diritto di dominare il mondo. Fortunatamente l'idea è già stata bocciata e la quasi totalità della commissione ha dichiarato che eventuali ulteriori benefici andranno assegnati a tutti, a prescindere dal luogo di residenza o dalla provenienza geografica.


Ma gli uomini della Lega lo sanno che gli alpini fanno parte dell’ Esercito italiano, e che negli oltre 100 anni di storia tantissimi meridionali hanno servito con la penna nera tutti i fronti di tutte le guerre cui ha preso parte l'Italia? Per la Lega l’antimeridionalismo, é come per Hitler l'antisemitismo. Per la Lega i meridionali non sono una comunità italiana ma una razza, e cioè la razza che vuole rovinare tutte le altre. Mescolandosi con i padani i meridionali cercano di imbastardirli, distruggendo la purezza della razza e eliminando così la loro forza, necessaria per la lotta per la supremazia. Il meridionale è il nemico più pericoloso, è cattivo fino in fondo. E l’antimeridionalismo sta diventando per Bossi e compagni una vera e propria ossessione.


Questo potrebbe sembrare ridicolo ma non lo é, hanno cominciato con gli insegnanti, poi con gli alpini, poi toccherà agli impiegati statali e poi gli operai e poi… Di questo passo questa nuova ideologia tutta padana un giorno potrebbe avere gravi conseguenze sul fronte costituzionale e civile.


È importante che l'opinione pubblica e i suoi elettori (in buona fede) siano informati del pericolo cui vanno incontro.


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categoria:razzismo, societĂ 
giovedì, 06 novembre 2008

Al banco dei salumi e della gastronomia di un supermercato, mentre la signorina mi affettava le derrate, una signora che adora i gatti ha buttato lo sguardo su un cumulo di cotenne abbandonate dietro al banco. Non si è fatta scrupoli e ha chiesto senza vergogna di avere un pugno di quegli scarti per i suoi due amici pelosi. Impossibile, quelle cose per una questione di igiene non possono essere né vendute né regalate ma devono obbligatoriamente essere destinate alla distruzione attraverso i canali ufficiali.


Passi se la cotenna va per i gatti (che si traduce in minori vendite di scatolette per gatti per il supermercato), ma molti la usano anche per dare sapore al minestrone. Come si può fare il minestrone senza un pezzo di cotenna e una crosta, di parmigiano? Ma non se ne parla nemmeno. In questo periodo di ristrettezze economiche c'è qualcuno che non si fa problemi a utilizzare anche quella parte del maiale, del quale come si sa non si butta via niente.


L'umanità è in deficit alimentare, secondo i soliti esperti stiamo consumando un terzo di più di quello che il pianeta sarebbe in grado di dare. Vorremmo dare una mano e ridurre il più possibile questo eccesso di consumi, vorremmo mangiare le mele che non sono esteticamente perfette, vorremmo mangiare anche qualcosa che non sia cresciuto o prodotto in una sala operatoria, vorremmo che i nostri figli cresciuti in città potessero avere le stesse chance di dotarsi di anticorpi degni di questo nome così come accade ai bambini che crescono in campagna, ai quali se cade la fetta di mela per terra dove razzolano le galline la mettono sotto l'acqua e la mangiano lo stesso. Non ce lo lasciano fare in nome di improbabili norme igieniche che trasformano tutti quanti in novelli Michael Jackson che non esce di casa senza mascherina per il terrore dei virus patogeni. Ma questa nostra società rimane la società dello spreco, e lo rimane anche in tempo di crisi; siamo talmente abituati a consumare il nocciolo delle cose che, sono sicuro, è rimasta solo qualche anziana casalinga e qualche originalone, come me, a ricordare che come viene il minestrone con un pò di cotenna e un pò di crosta di formaggio non c'è uguale al mondo. Ma siamo in pochi e da soli non riusciamo a risparmiare quanto basta per aiutare quelli che hanno meno di noi.


postato da: Shardana51 alle ore 19:20 | Permalink | commenti
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